05/12/2007
Un momento speciale

La giovinezza vien voglia di lasciarsela alle spalle il prima possibile e ci si acquatta silenziosi nell'idiozia che forse dopo le cose prenderanno una piega migliore, perché semplicemente saremo migliori noi. E la vita intanto se la ride. Scorre sotto le suole e s'ammazza tra lacrime e singhiozzi mentre noi ci affanniamo ad aspettare. Tutti col cappello in mano, ben abbottonati nei nostri cappotti ad aspettare qualcosa o qualcuno. E a volte sembra di essere in piedi da sempre. Il tempo è scorbutico e per nulla disposto al dialogo, ma conserva intatta la magia di una cosa che va, che procede, che non si ferma neppure se è il tuo momento speciale, proprio quello lì, il più specialissimo di tutti.
19:10
Scritto da: egidio.guerra
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19/09/2007
Paranoid

15:43
Scritto da: egidio.guerra
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25/07/2007
Dall'altra parte della luna

A volte il destino ti sorprende in mezzo alla strada, in un giorno che non hai niente da fare e le tue mani sembrano poter contenere qualsiasi cosa. E allora apri gli occhi e capisci che è il tuo... e la cosa più adulta che puoi fare è prendere coscienza che in realtà non hai niente da dire...
15:01
Scritto da: egidio.guerra
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29/06/2007
Tantovale

Un mio amico-fratello (tra l'altro magnifico illustratore) ha aperto di recente un blog. Su quel blog c'è un mio racconto, a chi andasse di farci un giro...
Mi sono trovato allora a pensare a tutte le cose che dovrebbe fare un blogger per avere visibilità ed essere commentato. Le più importanti sono essere disponibile, presente e soprattutto rispondere ai commenti. Io non ne rispetto neppure una di queste regole e ci sono pochissimo. Con alcuni, a forza di non rispondere, credo di essere stato e continuare a essere addirittura cafone. Chiedo scusa, portate pazienza.
14:50
Scritto da: egidio.guerra
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12/06/2007
Camminanti
Il rumore dei piedi sbattuti sul legno del palco, quel tonfo sordo e polveroso, rimane nitido in testa anche quando lo spettacolo è finito. Anche quando torni a casa e ti infili sotto le coperte. Non sono le luci, ché quelle ci sono sempre e si accucciano sotto le palpebre di continuo, giocando a nascondino con noi e la malinconia di una sera fluita via. Non sono le luci, è il rumore del palco, l’odore del legno, della colla e della paura. E a vent’anni non sei né stupido né sognatore, hai semplicemente vent’anni. E poi la vita comincia a scorrere un po’ più in fretta e i farò si alternano ai mai più e tutto quello che avevi sognato diventa un presente ansioso che non sei certo di volere ancora. Ma occorre allacciare bene le scarpe e sforzarsi di camminare ancora un po’, un po’ più avanti, ché anche se non siamo sicuri di dove stiamo andando sono strada e polvere che danno un senso al cammino.
12:40
Scritto da: egidio.guerra
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07/06/2007
Siccome sanno, quello che fanno...
Le tentazioni diventano pericolose quando diamo loro un colore pulito, quando smettiamo di averne paura e cominciamo a trovare una qualche giustificazione. Fino a che ci spaventa, una tentazione è neutra, innocua, inerte. Poi subentra l’idea (umanissima) di concederci un assaggio, di averne bisogno, peggio, di meritarcelo. E allora ce le andiamo a prendere, le giustificazioni, e il veleno delle scelte fatte tappandoci naso e occhi ristagna nelle vene e si diffonde lento, lento, attraverso le pareti interne fino a che non impregna i tessuti. Prima o poi si suda via (è fisiologico), ma la fatica vera sta nel sopravvivere. Fino alla prossima volta. La memoria si lava a poco prezzo e di questi tempi sembra sia periodo di saldi un po’ dappertutto.
14:50
Scritto da: egidio.guerra
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06/06/2007
Reale
E adesso dove li appoggeremo, gli occhi? Ché ci affanniamo a raccontarci la fine cantilenando le nostre convinzioni perché lo sappiamo… è attraverso i suoni che il dubbio si smussa. E se una cosa la dici a voce alta diventa più vera. Ma allora perché la voce non sembra la mia?
E sono fiaccato dal respiro che si spezza in questi giorni e non fumo, non corro, non bevo caffè. Perché io lo so ch’è una questione allergica, anche se non so bene a che cosa. Poi leggo un articolo sull’asma scritto da un naturopata che avanza un’ipotesi bizzarra e un po’ inquietante.
Possono verificarsi attacchi d’asma nel caso in cui si faccia fatica ad accettare qualcosa della realtà che ci circonda.
E io lo sapevo che il rumeno, apolide e metafisico, aveva ragione. Il Reale mi dà l’asma, scriveva Cioran, e davvero non so se avesse nozioni di naturopatia. E neppure so se c’è un rimedio e dove sta.
So solo che c’è un perché nascosto anche nell’affanno... e forse è meglio imparare ad ascoltare i propri battiti prima di gridare alla malattia.
11:20
Scritto da: egidio.guerra
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05/06/2007
Lo mangio ma...
Nella mia città non passano i tram e io ho bisogno di un pezzetto di Lisbona questa mattina. Una piazza con un lato che dà direttamente sul mare, come a Trieste, dove le luci dei lampioni si moltiplicano e galleggiano in un buio metallo.
Vorrei un libro di poesie questa mattina e una panchina di ferro battuto. E poi vorrei un caffè e un vestito di tweed, col panciotto e la cravatta, scarpe coi bottoni su un lato e un bastone da passeggio.
Ubriachi di miti, modelli, icone, ci muoviamo nel tempo grondanti ispirazioni fasulle, mìmesi, tensioni inutili e immagini precostituite. Ci spalmiamo bene bene dappertutto le immagini immagazzinate in anni di bocca aperta e occhi increduli. E a un certo punto rinneghiamo tutto e veniamo investiti dal fascino arrogante della furia iconoclasta, la pars destruens, la contraddizione intima che sgambetta per venir fuori, la consapevolezza che tutto (o quasi) quello per cui abbiamo perso le bave ora appare stinto, ovvio, stupido.
È una regola figlia del Desiderio, che si applica indistintamente alle cose come alle persone.
Ciò che si è amato visceralmente, che ci ha tolto il sonno e accentuato gli affanni, non può che sembrarci stupido a un certo punto.
Un modo come un altro per sopravvivere e trovare un senso nell'evoluzione.
E l’uva era ancora acerba e non valeva la pena e se proprio lo devo mangiare, questo piatto di minestra, allora lo mangio, contaci, non c’è problema.
Lo mangio, però non lo mastico.
11:05
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31/05/2007
Accettare, accettarsi...
Ed eccoci ancora esistere, scalciare, correre con gli occhi bassi e le mani in tasca. L’antiaderenza di mille corpi che s’intravedono e non si sfiorano, che cozzano e rimbalzano via, che si vestono e si svestono ogni sera, ogni mattina e non si comprendono, non s’inglobano, si toccano appena. Non si uniscono, si guardano e non si vedono, scrivono e non si leggono. Io non faccio eccezione. Perché se una cosa fa male o si trova una cura o si va via.
Ma nessuno di noi vuole una cura. Troppe energie da spendere, dolore da sopportare, fatica, ansie.
È di sollievo che andiamo in cerca. Vigliacco, veloce, immediato.
E se non guariremo ci sarà qualcos’altro che darà sollievo ancora un po’, che placherà ancora qualche minuto i nervi in fiamme, che appoggerà una mano sulla testa e arrufferà un po’ i capelli.
La vera umiliazione non è un torto subito, ma la sua accettazione passiva.
15:10
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30/05/2007
Un gatto nero
Oggi vorrei donarti questo fresco frizzante e mattutino ché anche se c’è il sole occorre coprirle, le spalle. C’è un gatto, proprio sotto di me, che cammina sui tetti e osserva chi passa. Non ci sei. E mi ritrovo a osservare la strada esattamente come quel gatto nero nero con una macchia bianca sul petto. Ma io non ce l’ho la sua eleganza felina e neppure la morbida calma con cui si approccia indifferente a quello che capita là sotto. Una volta scrissi che, seppur pratica immonda, è solo attraverso le ferite che i tessuti si rigenerano. E che se avessi potuto scegliere avrei voluto nascere con le ginocchia già sbucciate. Adesso vorrei semplicemente capire come si fa a non cadere giù ché io nove vite non le ho mai avute e l’unica che possiedo mi sfugge fra le dita come acqua di mare. Ma se quanto più una cosa è bella tanto più è fragile, non c’è modo di tutelarla se non con la semplice contemplazione. E non ci riesco. Affogo nei tuoi occhi di cioccolata e se le mani tornano a cercarsi significa che qualcosa sopravvive. Foss’anche soltanto la voglia di mischiarsi ancora un po’, ancora un po’, fino a che le tue dita gentili non arrivano a sfiorarmi le ossa.
09:50
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28/05/2007
A cercare un po' più in là qualche cosa da fare
Nella pioggia si nasconde un battito, un ticchettio pulito e semplice che dondola i pensieri e dà un senso a questi pomeriggi appiccicosi e stanchi. La linea d’ombra, quella che separa il prima dal dopo, la voglia di buttarsi in qualcosa e la voglia di buttarsi e basta, senza far niente, anchilosati e fermi, proprio nel bel mezzo di un’abitudine. Di esistenza ce n’è una sola e sprecarla è un attimo diomio. Ma poi qualcosa scalcia, si muove, si dibatte tra stomaco e polmoni… e prende quest’ansia di essere, di divenire, di lasciarsi alle spalle tutto quanto è abitudine e titoli di coda.
15:29
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23/05/2007
Stare nel mezzo
Una volta scrissi che non esiste un modo elegante di avere paura. E non ricordo nemmeno che nome avessi a quel tempo. È un caldo malaticcio e appiccicoso quello che mi si posa oggi sulla fronte e il respiro condensa in piccole goccioline zuccherate che cadono giù, ancora un po’ più giù, fino a confondersi con la polvere della strada. E Cesare, perduto nella pioggia, sta aspettando da sei ore… il suo Amore ballerina…
Cesare Pavese si odiava a morte o si amava alla follia. La vita degli uomini “grandi” passa di bocca in bocca, sempre un po’ diversa, fino a che realtà e leggenda non si amalgamano e creano il mito. Senza miti a cui aggrapparci non riusciremmo a sopravvivere alla noia di una quotidianità stropicciata e logora. Bisogna pur tendere a qualcosa, sennò a cosa servono le mani? Oggi vorrei solo stare nel mezzo. Tendere a non odiarmi, a non amarmi, ma a guardarmi con occhi sereni mentre mi reggo su una gamba sola e non per questo l’equilibrio viene meno.
17:41
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19/05/2007
Il resto è ricordo
Io non lo so sen Bufalo Bill giocava davvero a ramino e fischiava alle donne, ma so che ha fatto una fine ingloriosa. Vecchio, sfinito, in giro per l’America a vagabondare con un circo restituendo al mondo che l’ha conosciuto la foto sbiadita di una gioventù violenta e necessaria. Il ricordo, l’unica cosa rimasta. Come un cantante degli anni sessanta che continua a rimanere uguale a se stesso e all’idea che la gente ha di lui e gira le piazze di un’Italia più timida e meno conosciuta, inchiodato all’immagine che si è cucito addosso e dalla quale fatica a liberarsi. Ognuno di noi corre lo stesso rischio. Mica occorre essere ricchi, belli e famosi per accovacciarci in fondo in fondo a un’idea e cercare di allestire lì il nostro cantuccio di mondo. C’è chi non cambia pettinatura da trent’anni, chi si sente vecchio a venticinque e da vecchio si comporta, chi si ostina a rincorrere un sogno e non fa caso a quello che calpesta, chi canta una canzone, sempre la stessa, ma ha smesso di starsi ad ascoltare. Il tempo è scomodo. Si è eroi per qualche minuto, il resto è ricordo, leggenda, mito, balle. Forse prima occorrerebbe essere uomini, saper invecchiare, saper cambiare idea, contraddirsi, mutare, evolvere. E una volta uomini, con tutta la dignità che c’è nell’andare a pezzi, avrà avuto un senso essere eroi. Vorrei darti i miei occhi adesso… e vorrei che potessi guardarti. Ma l’incanto è tutto mio e quelle quattro gocce che hai lasciato cadere sul polso sono il profumo del tempo che passa, mentre la vita si fa più sottile e mi addormento tra i tuoi seni di mamma. Le lenzuola sono croccanti e sembra un po’ più facile, dopo, far finta che questo mondo sia migliore. Anche solo un po'.
16:00
Scritto da: egidio.guerra
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14/05/2007
Sbagliato

Ogni volta che pensiamo che questo mondo è sbagliato, forse occorrerebbe ricordare che questo mondo lo facciamo noi...
12:35
Scritto da: egidio.guerra
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08/05/2007
Ogni volta

Innamorarsi è un privilegio che ci si può permettere una volta che si è smesso di tremare. E se l'orchestra cambia musica saranno i piedi a dire la loro, un disegno come un altro, sopra un pavimento di sapone e occhi lucidi. Non serve la luna piena, non stasera che ho di nuovo vent'anni e c'è profumo d'anice dappertutto. E va bene innamorarsi anche solo per qualche minuto, lo sa bene Eloise, è la notte che ci si appiccica addosso. Eloise che ha un nome d'altri tempi e i piedi distratti. Le guance, i sorrisi e la luce nelle mani. Ma il ritorno a casa è una dannata faticaccia e la carta di giornale in cui m'impacchetto è la copia che hai lasciato aperta sul letto, quando ancora cambiavo nome a ogni accordo e una camicia era più che sufficiente. Ogni volta che m'innamoro torno a odiarti. Ogni volta che una nuova presenza addolcisce i miei giorni torno a pensare che mi ci hai costretto tu. Anche se poi mi tappo il naso e diventi acqua, anche se torno a bere da quella coppa a cui avevo giurato di non avvicinarmi mai più. Il delitto, quello più imperdonabile, sta nell'assenza. La tua. E nel supplizio che si rinnova ogni volta, ogni volta, ogni volta. Ogni volta che torno a ripetermi che sei acqua che scorre e in qualche modo sei fluita via.
16:12
Scritto da: egidio.guerra
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