31/05/2007

Accettare, accettarsi...

53e2c5e7b0ad334b44b8a1449ab93186.jpgEd eccoci ancora esistere, scalciare, correre con gli occhi bassi e le mani in tasca. L’antiaderenza di mille corpi che s’intravedono e non si sfiorano, che cozzano e rimbalzano via, che si vestono e si svestono ogni sera, ogni mattina e non si comprendono, non s’inglobano, si toccano appena. Non si uniscono, si guardano e non si vedono, scrivono e non si leggono. Io non faccio eccezione. Perché se una cosa fa male o si trova una cura o si va via.

Ma nessuno di noi vuole una cura. Troppe energie da spendere, dolore da sopportare, fatica, ansie.

È di sollievo che andiamo in cerca. Vigliacco, veloce, immediato.

E se non guariremo ci sarà qualcos’altro che darà sollievo ancora un po’, che placherà ancora qualche minuto i nervi in fiamme, che appoggerà una mano sulla testa e arrufferà un po’ i capelli.

La vera umiliazione non è un torto subito, ma la sua accettazione passiva.

30/05/2007

Un gatto nero

1ec90385c379e6aac0c6a6fa7fc7a3ee.jpgOggi vorrei donarti questo fresco frizzante e mattutino ché anche se c’è il sole occorre coprirle, le spalle. C’è un gatto, proprio sotto di me, che cammina sui tetti e osserva chi passa. Non ci sei. E mi ritrovo a osservare la strada esattamente come quel gatto nero nero con una macchia bianca sul petto. Ma io non ce l’ho la sua eleganza felina e neppure la morbida calma con cui si approccia indifferente a quello che capita là sotto. Una volta scrissi che, seppur pratica immonda, è solo attraverso le ferite che i tessuti si rigenerano. E che se avessi potuto scegliere avrei voluto nascere con le ginocchia già sbucciate. Adesso vorrei semplicemente capire come si fa a non cadere giù ché io nove vite non le ho mai avute e l’unica che possiedo mi sfugge fra le dita come acqua di mare. Ma se quanto più una cosa è bella tanto più è fragile, non c’è modo di tutelarla se non con la semplice contemplazione. E non ci riesco. Affogo nei tuoi occhi di cioccolata e se le mani tornano a cercarsi significa che qualcosa sopravvive. Foss’anche soltanto la voglia di mischiarsi ancora un po’, ancora un po’, fino a che le tue dita gentili non arrivano a sfiorarmi le ossa.

28/05/2007

A cercare un po' più in là qualche cosa da fare

0ae2a97f5f7a3cc09ba5c11f5bfbe2ae.jpgNella pioggia si nasconde un battito, un ticchettio pulito e semplice che dondola i pensieri e dà un senso a questi pomeriggi appiccicosi e stanchi. La linea d’ombra, quella che separa il prima dal dopo, la voglia di buttarsi in qualcosa e la voglia di buttarsi e basta, senza far niente, anchilosati e fermi, proprio nel bel mezzo di un’abitudine. Di esistenza ce n’è una sola e sprecarla è un attimo diomio. Ma poi qualcosa scalcia, si muove, si dibatte tra stomaco e polmoni… e prende quest’ansia di essere, di divenire, di lasciarsi alle spalle tutto quanto è abitudine e titoli di coda.

 

23/05/2007

Stare nel mezzo

75e83ce05b37ff46a847952e04e80cd0.gifUna volta scrissi che non esiste un modo elegante di avere paura. E non ricordo nemmeno che nome avessi a quel tempo. È un caldo malaticcio e appiccicoso quello che mi si posa oggi sulla fronte e il respiro condensa in piccole goccioline zuccherate che cadono giù, ancora un po’ più giù, fino a confondersi con la polvere della strada. E Cesare, perduto nella pioggia, sta aspettando da sei ore… il suo Amore ballerina…

Cesare Pavese si odiava a morte o si amava alla follia. La vita degli uomini “grandi” passa di bocca in bocca, sempre un po’ diversa, fino a che realtà e leggenda non si amalgamano e creano il mito. Senza miti a cui aggrapparci non riusciremmo a sopravvivere alla noia di una quotidianità stropicciata e logora. Bisogna pur tendere a qualcosa, sennò a cosa servono le mani? Oggi vorrei solo stare nel mezzo. Tendere a non odiarmi, a non amarmi, ma a guardarmi con occhi sereni mentre mi reggo su una gamba sola e non per questo l’equilibrio viene meno.

19/05/2007

Il resto è ricordo

64e92c633a271e4f4af7825fffb53eea.jpgIo non lo so sen Bufalo Bill giocava davvero a ramino e fischiava alle donne, ma so che ha fatto una fine ingloriosa. Vecchio, sfinito, in giro per l’America a vagabondare con un circo restituendo al mondo che l’ha conosciuto la foto sbiadita di una gioventù violenta e necessaria. Il ricordo, l’unica cosa rimasta. Come un cantante degli anni sessanta che continua a rimanere uguale a se stesso e all’idea che la gente ha di lui e gira le piazze di un’Italia più timida e meno conosciuta, inchiodato all’immagine che si è cucito addosso e dalla quale fatica a liberarsi. Ognuno di noi corre lo stesso rischio. Mica occorre essere ricchi, belli e famosi per accovacciarci in fondo in fondo a un’idea e cercare di allestire lì il nostro cantuccio di mondo. C’è chi non cambia pettinatura da trent’anni, chi si sente vecchio a venticinque e da vecchio si comporta, chi si ostina a rincorrere un sogno e non fa caso a quello che calpesta, chi canta una canzone, sempre la stessa, ma ha smesso di starsi ad ascoltare. Il tempo è scomodo. Si è eroi per qualche minuto, il resto è ricordo, leggenda, mito, balle. Forse prima occorrerebbe essere uomini, saper invecchiare, saper cambiare idea, contraddirsi, mutare, evolvere. E una volta uomini, con tutta la dignità che c’è nell’andare a pezzi, avrà avuto un senso essere eroi. Vorrei darti i miei occhi adesso… e vorrei che potessi guardarti. Ma l’incanto è tutto mio e quelle quattro gocce che hai lasciato cadere sul polso sono il profumo del tempo che passa, mentre la vita si fa più sottile e mi addormento tra i tuoi seni di mamma. Le lenzuola sono croccanti e sembra un po’ più facile, dopo, far finta che questo mondo sia migliore. Anche solo un po'.

14/05/2007

Sbagliato

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Ogni volta che pensiamo che questo mondo è sbagliato, forse occorrerebbe ricordare che questo mondo lo facciamo noi...

08/05/2007

Ogni volta



Innamorarsi è un privilegio che ci si può permettere una volta che si è smesso di tremare. E se l'orchestra cambia musica saranno i piedi a dire la loro, un disegno come un altro, sopra un pavimento di sapone e occhi lucidi. Non serve la luna piena, non stasera che ho di nuovo vent'anni e c'è profumo d'anice dappertutto. E va bene innamorarsi anche solo per qualche minuto, lo sa bene Eloise, è la notte che ci si appiccica addosso. Eloise che ha un nome d'altri tempi e i piedi distratti. Le guance, i sorrisi e la luce nelle mani. Ma il ritorno a casa è una dannata faticaccia e la carta di giornale in cui m'impacchetto è la copia che hai lasciato aperta sul letto, quando ancora cambiavo nome a ogni accordo e una camicia era più che sufficiente. Ogni volta che m'innamoro torno a odiarti. Ogni volta che una nuova presenza addolcisce i miei giorni torno a pensare che mi ci hai costretto tu. Anche se poi mi tappo il naso e diventi acqua, anche se torno a bere da quella coppa a cui avevo giurato di non avvicinarmi mai più. Il delitto, quello più imperdonabile, sta nell'assenza. La tua. E nel supplizio che si rinnova ogni volta, ogni volta, ogni volta. Ogni volta che torno a ripetermi che sei acqua che scorre e in qualche modo sei fluita via.



02/05/2007

Il sesto senso

Il sesto senso è il respiro, il settimo lo scorrere del sangue. E le quattro gocce che lacrimano giù da questo cielo di velluto confondono gli odori e mescolano le strade in un gomitolo umido e gommoso. Non c'è giorno che assomigli al giorno prima. Abbiamo dieci minuti buoni di urla e vagiti, faccia rossa rossa, strilli e pugni chiusi. Poi qualcuno ci registra all'anagrafe, ci dà un nome, un cognome, un indirizzo. E allora smettiamo di essere esistenza pura, pulita, e diventiamo un prodotto sociale. Non c'è un giorno uguale all'altro e questo è l'incanto. Ci si consuma le nocche e s'induriscono i tratti del volto, si cresce e si impara a usarli tutti e cinque, i sensi. Vista, tatto, udito, olfatto, gusto. Il sesto e il settimo senso servono a colorare gli occhi. A farci capire che se a un certo punto della nostra vita i giorni si assomigliano tutti quanti e  ci sembra di fare la stessa cosa da sempre, una copia di una copia di una copia, forse significa soltanto che ci siamo scordati di respirare.

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