29/06/2007
Tantovale

Un mio amico-fratello (tra l'altro magnifico illustratore) ha aperto di recente un blog. Su quel blog c'è un mio racconto, a chi andasse di farci un giro...
Mi sono trovato allora a pensare a tutte le cose che dovrebbe fare un blogger per avere visibilità ed essere commentato. Le più importanti sono essere disponibile, presente e soprattutto rispondere ai commenti. Io non ne rispetto neppure una di queste regole e ci sono pochissimo. Con alcuni, a forza di non rispondere, credo di essere stato e continuare a essere addirittura cafone. Chiedo scusa, portate pazienza.
14:50
Scritto da: egidio.guerra
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12/06/2007
Camminanti
Il rumore dei piedi sbattuti sul legno del palco, quel tonfo sordo e polveroso, rimane nitido in testa anche quando lo spettacolo è finito. Anche quando torni a casa e ti infili sotto le coperte. Non sono le luci, ché quelle ci sono sempre e si accucciano sotto le palpebre di continuo, giocando a nascondino con noi e la malinconia di una sera fluita via. Non sono le luci, è il rumore del palco, l’odore del legno, della colla e della paura. E a vent’anni non sei né stupido né sognatore, hai semplicemente vent’anni. E poi la vita comincia a scorrere un po’ più in fretta e i farò si alternano ai mai più e tutto quello che avevi sognato diventa un presente ansioso che non sei certo di volere ancora. Ma occorre allacciare bene le scarpe e sforzarsi di camminare ancora un po’, un po’ più avanti, ché anche se non siamo sicuri di dove stiamo andando sono strada e polvere che danno un senso al cammino.
12:40
Scritto da: egidio.guerra
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07/06/2007
Siccome sanno, quello che fanno...
Le tentazioni diventano pericolose quando diamo loro un colore pulito, quando smettiamo di averne paura e cominciamo a trovare una qualche giustificazione. Fino a che ci spaventa, una tentazione è neutra, innocua, inerte. Poi subentra l’idea (umanissima) di concederci un assaggio, di averne bisogno, peggio, di meritarcelo. E allora ce le andiamo a prendere, le giustificazioni, e il veleno delle scelte fatte tappandoci naso e occhi ristagna nelle vene e si diffonde lento, lento, attraverso le pareti interne fino a che non impregna i tessuti. Prima o poi si suda via (è fisiologico), ma la fatica vera sta nel sopravvivere. Fino alla prossima volta. La memoria si lava a poco prezzo e di questi tempi sembra sia periodo di saldi un po’ dappertutto.
14:50
Scritto da: egidio.guerra
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06/06/2007
Reale
E adesso dove li appoggeremo, gli occhi? Ché ci affanniamo a raccontarci la fine cantilenando le nostre convinzioni perché lo sappiamo… è attraverso i suoni che il dubbio si smussa. E se una cosa la dici a voce alta diventa più vera. Ma allora perché la voce non sembra la mia?
E sono fiaccato dal respiro che si spezza in questi giorni e non fumo, non corro, non bevo caffè. Perché io lo so ch’è una questione allergica, anche se non so bene a che cosa. Poi leggo un articolo sull’asma scritto da un naturopata che avanza un’ipotesi bizzarra e un po’ inquietante.
Possono verificarsi attacchi d’asma nel caso in cui si faccia fatica ad accettare qualcosa della realtà che ci circonda.
E io lo sapevo che il rumeno, apolide e metafisico, aveva ragione. Il Reale mi dà l’asma, scriveva Cioran, e davvero non so se avesse nozioni di naturopatia. E neppure so se c’è un rimedio e dove sta.
So solo che c’è un perché nascosto anche nell’affanno... e forse è meglio imparare ad ascoltare i propri battiti prima di gridare alla malattia.
11:20
Scritto da: egidio.guerra
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05/06/2007
Lo mangio ma...
Nella mia città non passano i tram e io ho bisogno di un pezzetto di Lisbona questa mattina. Una piazza con un lato che dà direttamente sul mare, come a Trieste, dove le luci dei lampioni si moltiplicano e galleggiano in un buio metallo.
Vorrei un libro di poesie questa mattina e una panchina di ferro battuto. E poi vorrei un caffè e un vestito di tweed, col panciotto e la cravatta, scarpe coi bottoni su un lato e un bastone da passeggio.
Ubriachi di miti, modelli, icone, ci muoviamo nel tempo grondanti ispirazioni fasulle, mìmesi, tensioni inutili e immagini precostituite. Ci spalmiamo bene bene dappertutto le immagini immagazzinate in anni di bocca aperta e occhi increduli. E a un certo punto rinneghiamo tutto e veniamo investiti dal fascino arrogante della furia iconoclasta, la pars destruens, la contraddizione intima che sgambetta per venir fuori, la consapevolezza che tutto (o quasi) quello per cui abbiamo perso le bave ora appare stinto, ovvio, stupido.
È una regola figlia del Desiderio, che si applica indistintamente alle cose come alle persone.
Ciò che si è amato visceralmente, che ci ha tolto il sonno e accentuato gli affanni, non può che sembrarci stupido a un certo punto.
Un modo come un altro per sopravvivere e trovare un senso nell'evoluzione.
E l’uva era ancora acerba e non valeva la pena e se proprio lo devo mangiare, questo piatto di minestra, allora lo mangio, contaci, non c’è problema.
Lo mangio, però non lo mastico.
11:05
Scritto da: egidio.guerra
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